Alan Sorrenti "Aria"
di Cristiano Ghidotti

Alan Sorrenti - Aria Ci sono dischi che o si amano o si odiano, senza mezze misure. Così come ci sono artisti che nel corso della loro carriera segnano una svolta nel proprio e nell'altrui percorso musicale, a volte involontariamente, anche se con una sola composizione, frutto di un magico momento d'ispirazione.

È quanto dev'essere accaduto ad Alan Sorrenti nel lontano 1972, quando circondatosi da alcuni ottimi strumentisti ha sfornato il disco che segnò l'esordio della propria carriera solista.

Scordate l'immagine che oggi abbiamo del cantautore napoletano, classe 1950, dimenticate pure i suoi singoli di maggior successo ("Figli delle Stelle" su tutti). Questo "Aria" è un capitolo a sé, che affonda le proprie radici nel rock progressivo, genere capace di dare grandi soddisfazioni in quegli anni anche nel nostro paese. Un disco carico di sperimentazione sonora e caratterizzato da un utilizzo atipico della voce.

La lunga suite iniziale, con i suoi quasi venti minuti, è uno dei picchi raggiunti da un movimento musicale che in Italia ha avuto grandi esponenti: cambi di ritmo, sfuriate in pieno stile rock'n'roll, atmosfere dilatate, divagazioni strumentali e liriche visionarie. Il brano che dà il nome al disco resta uno dei momenti più alti del progressive italiano: basta ascoltare l'anteprima qui sopra per rendersi conto, almeno in parte, di cosa stiamo parlando.

Jean Luc Ponty, violinista jazz già alla corte di Frank Zappa e della Mahavishnu Orchestra, Tony Esposito, a fianco di un numero smisurato di artisti italiani, insieme stendono un ammaliante e a volte contorto tappeto che fa da supporto alla voce del giovane Sorrenti, modulata a tal punto da ricordare in alcuni passaggi i virtuosismi di Peter Hammill (Van der Graaf Generator).

Si passa così alla tranquilla "Vorrei incontrarti", decisamente più accessibile (almeno a primo impatto), ma non per questo banale. Una delicata ballata, con voce e chitarre acustiche in evidenza.

"La mia mente", trascinata dal basso di Vittorio Nazzarro ed enfatizzata dal mellotron di Albert Prince, rapisce grazie alla cantilena iniziale e al testo decadente ("...la mia mente è piena / piena di cose / piena di viti, cacciaviti e chiodi...").

Il viaggio si conclude con "Un fiume tranquillo", vero e proprio manifesto del pensiero dell'epoca ("... ed il sasso che trovi per terra / quel sasso ti ama..."), dove la tromba di Andrè Lajdi accompagna il cantato nell'episodio più intimo del disco.

Sorrenti ci proverà ancora l'anno seguente con il discreto "Come un vecchio incensiere all'alba di un villaggio deserto", riuscendo solo in parte a riproporre tutta l'originalità del primo lavoro.

"Aria" non è un disco facile. Anzi, necessita di tutta l'attenzione e numerosi ascolti per poter essere compreso appieno, soprattutto per quanto riguarda la lunga suite d'apertura. Una volta entrati nella giusta ottica e dopo aver contestualizzato il lavoro nella sua epoca, sarà difficile non amarlo o non odiarlo. Perché a volte, anche nella musica, le mezze misure non sono ammesse.

Tracklist:
01. Aria
02. Vorrei incontrarti
03. La mia mente
04. Un fiume tranquillo

Etichetta: Harvest
Anno: 1972

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