Intervista a Lorelei McBroom

Un'intervista a Lorelei McBroom, cantante che nel corso della sua carriera è salita sul palco con artisti di fama internazionale, come Pink Floyd (nello storico tour di fine anni '80), Rolling Stones, Rod Stewart, Nile Rodgers e Lou Reed, a cura di Veronica Pierini.

Intervista a Lorelei McBroom

Veronica: Ciao Lorelei! Innanzitutto, grazie per la tua disponibilità.

Lorelei McBroom: Di nulla.

Veronica: Vorrei iniziare questa intervista con un riferimento alle tue origini. Come ti sei avvicinata alla musica?

Lorelei McBroom: Sono cresciuta cantando musica folk. Ho iniziato a suonare pianoforte all'età di quattro anni e più tardi mi sono avvicinata alla chitarra, flamenco e folk. All'epoca, il nostro maestro di chitarra folk ci insegnò anche a cantare, così ci esibimmo più volte ai tempi della scuola. Per tutti gli studi ho continuato a fare concerti, ma per me la musica è diventata una professione soltanto in seguito.

Veronica: Come è iniziato il tuo percorso?

Lorelei McBroom: Avrei voluto diventare una ballerina oppure un'attrice, ma ho poi capito che come cantante avrei lavorato di più. Nel tempo ho preso molte lezioni di canto con Mark Forest, un grandissimo attore e cantante italiano.

Veronica: Qual è stato il "Fattore X" che ti ha spinta a cantare per la prima volta?

Lorelei McBroom: Semplicemente mi piaceva. Avevo una voce possente da contralto e ho detto a mia madre di sentirmi a disagio per il fatto di non raggiungere note alte come le altre ragazze, così mi ha ricordato quanto adoravo cantanti come Cher, e questo mi ha fatta sentire meglio. Mi piaceva anche il ricco timbro di Karen Carpenter. Dopo un periodo di lezioni, riuscii ad aumentare la mia estenzione a tre ottave e mezzo, così che con i Pink Floyd ho potuto cantare come soprano.

Veronica: La musica che ascoltavano i tuoi genitori ti ha influenzata in qualche modo, oppure hai seguito strade del tutto personali?

Lorelei McBroom: Sono cresciuta con qualsiasi genere musicale grazie a mio padre, che amava e ascoltava di tutto, dal jazz all'opera. Mia madre era stata in passato una pianista classica e, nonostante entrambi praticassero la professione medica, hanno sempre mantenuto una certa vena artistica, incoraggiandomi a sviluppare le abilità creative.

Ricordo che da piccola amavo i Beatles, Chuck Berry e i Jackson 5. Le mie sorelle maggiori, Marcia McBroom e Dana McBroom Manno, da ragazze erano ballerine professioniste che si esibivano nell'Aida al Metropolitan Opera di New York con Leontyne Price. Per questo mi sono avvicinata anche al mondo del balletto, della danza moderna e jazz.

In seguito loro hanno proseguito con la carriera di attrici e ballerina. Dana ha scritto "Pull up to the bumper" per Grace Jones e Marcia ha fatto parte del cast di molte pallicole, a cominciare da "Lungo la valle delle bambole". Ai tempi della scuola superiore, inoltre, ho ascoltato parecchio rock'n'roll! Con la mia sorella minore Durga, che ha collaborato a lungo con i Pink Floyd, ero solita studiare brani tratti da musical come "Funny girl", "West side story" e "Chitty chitty bang bang", per poi esibirci davanti ai nostri parenti. Per questo intraprendere la strada artistica è stato per noi del tutto naturale!

Veronica: Hai tratto ispirazione da qualche cantante famoso?

Lorelei McBroom: Certo! La mia cantante preferita era Barbra Streisand, la seconda Diana Ross e subito dopo Cher e Tina Turner. Più tardi sono stata influenzata dallo stile soul di Chaka Khan.

Veronica: Come è avvenuto il primo passo verso la carriera professionale?

Lorelei McBroom: Alcuni autori e produttori che ho conosciuto hanno apprezzato la mia voce. Ho incontrato Elliot Willensky, che ha scritto "Got to be there" per i Jackson 5, e a sua volta mi ha presentata a Ron Miller, autore di "For once in my life" e "Touch me in the morning". Da cosa nasce cosa e mi sono ritrovata a collaborare con William "Smitty" Smith per alcuni concerti e altre sessioni in studio. Molte altre persone mi hanno aiutata a capire le dinamiche dell'industria musicale.

Mia madre ha insistito perché portassi a termine gli studi al college, così sono entrata in un ottimo programma di insegnamento all'UCLA dedicato in modo specifico al mondo della musica. Uno dei miei maestri fu Nik Venet, produttore di Lou Rawls, Linda Ronstadt, Beach Boys e Ricky Nelson. Da lui ho imparato quanto sia importante per un artista avere uno stile proprio.

Veronica: Ancora oggi ti capita di essere nervosa ed emozionata prima di un concerto importante?

Lorelei McBroom: Sì! Il produttore Nile Rodgers mi ha offerto la prima grande opportunità, registrando il mio brano "Dancing on the jagged edge" per le Sister Sledge. Quando mi sono recata a New York, sono entrata in contatto con Teddy Pendegrass e Philip Bailey. Cantare con lui è stato fantastico. Ero una grande fan degli Earth, Wind & Fire (la band di Philip) e sono rimasta calma fin quando l'ho sentito in studio.

L'emozione si è fatta sentire nel momento in cui ho capito che stavo cantando con la voce degli EWF. Ha dovuto abbracciarmi e tranquillizzarmi per far sì che non scappassi via! La canzone che stavamo registrando era "Because of you". Anche andare in tour la scorsa estate con Rod Stewart è stato emozionante. Insomma, lavorare in questo business è davvero gratificante!

Veronica: Secondo il tuo parere, tra espressività, capacità tecnica o ispirazione, quale dote è di primaria importanza per un buon cantante?

Lorelei McBroom: Penso che lo sia l'espressività. È piuttosto semplice acquisire una buona tecnica e sfoggiare virtuosismi. Oggigiorno sembra che molti dei cantanti di nuova generazione vengano pagati in base alla loro estensione vocale, ma non esprimono nulla. I testi di un brano sono come una sceneggiatura per gli attori. Se le parole sono dense di significato, devi riuscire a trasmettere al pubblico le sensazioni di ciò che stai cantando.

Veronica: Oggi tutti filmano e fotografano i concerti per poi caricare i video su YouTube o su altri siti Web. Come artista, cosa pensi delle più recenti evoluzioni di Internet? Mi riferisco alla possibilità di raggiungere in modo semplice milioni di persone, ma anche ai rischi legati a privacy e pirateria.

Lorelei McBroom: Sono molto felice di queste nuove opportunità, perché mi consentono di mettermi in contatto con fan che non sapevo di avere. In molti hanno ad esempio caricato le mie prime esibizioni con i Pink Floyd e, quando ho scritto loro che ero io una delle coriste, ne sono stati molto felici. La pirateria e i bootleg esisteranno sempre, ma chi vuole semplicemente condividere una canzone che gli piace, dovrebbe poterlo fare. Il problema subentra quando la gente vende il materiale senza autorizzazione.

Veronica: Come si svolge la tua giornata, solitamente?

Lorelei McBroom: Sono una persona molto produttiva, e anche la madre di un adolescente. Sono sempre impegnata in diversi progetti contemporaneamente e non potrei mai stare senza il mio computer. Scrivo e mi dedico a progetti artistici. Essere creativi è qualcosa che mi riempie. Mi piace anche godermi la natura, in particolare l'oceano.

Veronica: Nella tua indimenticabile esperienza con i Pink Floyd, a quale membro della band ti sei affezionata maggiormente?

Lorelei McBroom: David Gilmour era molto felice di offrirmi una possibilità per lavorare con il gruppo. Inoltre, adoro il suo modo di suonare. Anche Rick Wright e Nick Mason mi hanno impressionata per il loro stile. Roger Waters, invece, non era più con loro quando sono andata in tour con i Pink Floyd e non l'ho mai incontrato nemmeno in altre occasioni. Lavorare con loro ha rappresentato per le il coronamento di un sogno. "The Dark Side of the Moon" ha lasciato un segno indelebile nei miei ricordi legati al periodo della scuola superiore. È stato incredibile cantare le canzoni di quell'album e guardare la reazione del pubblico!

Veronica: Cosa ne penso della musica di oggi? Non è più tempo per il rock'n'roll?

Lorelei McBroom: Ci sono diversi nuovi artistiche mi piacciono, come Christina Aguilera, John Legend e Alicia Keys. Ho anche visto Lady Gaga la scorsa estate, durante un suo concerto all'O2 di Londra, mentre ero lì per cantare con Rod Stewart. Non avevo idea di cosa aspettarmi, ma sono stata piacevolmente sorpresa per quando abbia apprezzato la sua esibizione. Ha cantato molto bene e si è dimostrata un'eccezionale performer, con una capacità di coinvolgere il pubblico fantastica e un grande staff alle spalle.

Con tutta la musica che è stata scritta in passato, è davvero difficile risultare ancora originali, ma alcune nuove proposte interessanti ci sono: necessitano soltanto di un'occasione per sviluppare il proprio talento. Il rock'n'roll non morirà mai, ma continuerà a cambiare. A conti fatti, è più uno stato mentale piuttosto che un genere musicale. Se studi la sua evoluzione fino ad oggi capirai ciò che intendo.

Veronica: Parlaci di un tuo sogno, una speranza o un progetto.

Lorelei McBroom: Sto pensando di fare qualcosa per la televisione, che svelerò solo al momento giusto. Il mio show riguarderà l'arte in generale e spero di poterlo sfruttare come un forum per supportare artisti giovani e meno giovani. Voglio inoltre registrare un nuovo album, così da poter condividere altri miei brani con il mondo! Infine, mio figlio ha scritto un'ottima sceneggiatura fantascientifica, che vorrei pubblicare e far diventare un film.

Veronica: Lorelei, grazie per averci dedicato un po' del tuo tempo.

Lorelei McBroom: Mi ha fatto piacere e spero di potervi parlare di nuovo in merito ai miei progetti passati e futuri. L'Italia è una delle mie nazioni preferite e mi piacerebbe diventasse una seconda casa, un giorno!

 

Intervista realizzata da Veronica "Waters" Pierini (Homepage, Pink Floyd Style), PianetaRock.it febbraio 2011

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