Intervista agli Offlaga Disco Pax

Due dischi all'attivo e un terzo in cantiere. Numerosi premi della critica e migliaia di chilometri per fare concerti in tutta Italia. Dall'Emilia al Sol dell'avvenir, è questa la storia degli Offlaga Disco Pax, gruppo nato a Reggio Emilia nel 2003 e salito alle luci della ribalta in tempi da record. Carlotta Giovannucci ha rivolto per PianetaRock.it qualche domanda a Max Collini, frontman della formazione e fiero rappresentante, come dice egli stesso, di una "ideologia a bassa intensità".

Carlotta Giovannucci intervista gli Offlaga Disco Pax

Carlotta Giovannucci: Nel 2005 avete avuto due grandi riconoscimenti: il Premio MEI come miglior gruppo e il Premio per il miglior debutto discografico al Piero Ciampi. Avreste mai immaginato di raggiungere traguardi del genere?

Max Collini: Credo sia impossibile davvero solo immaginare di raggiungere mete di questo tipo. È stato un percorso inatteso, noi eravamo contenti anche solo di poter passare dalla possibilità di fare concerti in giro all'ingresso nella discografia ufficiale. Prevedere il successo sarebbe stato senza senso, e abbiamo saputo goderci tutto proprio perché non ci aspettavamo nulla. È stata sorprendente per molti aspetti l'eco che ha suscitato il nostro primo album... e la rapidità degli eventi che si sono susseguiti nel tempo. È passato a stento un anno e mezzo dalla formazione del gruppo alla notorietà del progetto Offlaga Disco Pax: un progetto che noi avevamo pensato in dimensione domestica, per così dire, senza porci alcun obiettivo.

Carlotta Giovannucci: Nello stesso anno avete vinto anche il Premio Fandango per il miglior videoclip e successivamente siete stati protagonisti di un rockumentario. Avete mai pensato di sperimentare nuove forme artistiche, ad esempio cinematografiche?

Max Collini: Beh, sei mesi dopo l'uscita del nostro disco abbiamo partecipato come attori-comparse al film documentario "Il sol dell'avvenir", che fu girato proprio a Reggio, ed è stata indubbiamente un'esperienza particolare. Il rockumentario è venuto dopo, ma non era una nostra iniziativa: tutto è nato da un'idea di Pierr Nosari, che ci ha seguiti durante tutto il percorso legato a "Bachelite", il nostro secondo album. Eravamo semplicemente osservati, in modo talmente naturale e impercettibile da non rendercene conto. Non ci siamo mai sentiti protagonisti in questo senso. Per ora non abbiamo alcuna vocazione attoriale, insomma... e, per altro, nessuno ce lo ha chiesto!

Carlotta Giovannucci: Parlando di "Socialismo tascabile", che è anche il nome del vostro album d'esordio, gli ODP sono diventati più riformisti con il tempo?

Max Collini: A differenza di quel che si possa pensare, in realtà "Socialismo tascabile" è molto meno politico, per certi aspetti, di "Bachelite", che racconta una realtà politica con un linguaggio e sfumature diverse. Certo, non è che non sia cambiato nulla, anzi: è cambiato il mondo nel frattempo, ma noi non abbiamo mai avuto nessuna verità da rivelare, abbiamo raccontato tutto con ironia e poche pretese.

Carlotta Giovannucci: Addirittura c'è una vostra canzone che affonda sui riformisti italiani, e parla di una giovane ragazza paragonata ad una meravigliosa khmer rossa. Un paragone evidentemente provocatorio ma, al di là dello scherzo, gli ODP sono stati delusi dalla storia?

Max Collini: Beh, mi pare chiaro che quella fosse un'evidente forzatura: sappiamo tutti che Pol Pot era un criminale! Certo, la Storia cambia, insegna, ma in generale non è che il marxismo possa essere ridotto a un regime dittatoriale. Una cosa è la realtà, ben altra è l'idealismo.

Carlotta Giovannucci: E tu hai fatto esperienza politica? Ti sei mai candidato?

Max Collini: Io sono stato militante per moltissimi anni, specie negli '80. Ma sai, la militanza politica è un concetto che oggi tende ad essere sostituito da quello di candidatura, con evidenti forzature. Quando io ero più giovane non esisteva il concetto di fare politica per arrivare alle elezioni o magari avere un posto come assessore: la politica era, e per me rimane, una necessità che viene dal basso.

Carlotta Giovannucci: Quanto è stato importante per gli ODP crescere "Fra la via Emilia e il west"?

Max Collini: Siamo figli della nostra terra e delle nostre tradizioni, ovvio. Siamo cresciuti respirando l'aria del PCI come un grande partito di massa con politiche riformiste nell'anima, ma anche in Emilia, come dovunque, ci sono altri partiti: c'erano i fascisti, c'era la DC, tutto normale. Poi c'è da sfatare qualche mito: non è che si faccia il socialismo con qualche sindaco, eh... Però con qualche sindaco puoi cambiare e spenderti per le politiche sociali, il che non mi sembra poco. L'Emilia forse sembra più rossa a chi la vede da fuori. Ormai, venti anni dopo il muro di Berlino, il mondo è globalizzato.

Carlotta Giovannucci: Ma il socialismo è destinato ad essere tascabile o intravedi qualche sol dell'avvenir?

Max Collini: Ne vedo uno solo all'orizzonte, fra circa vent'anni. Il Partito Comunista. Quello cinese, però.

Carlotta Giovannucci: Se non fossero dei musicisti, chi sarebbero gli ODP?

Max Collini: Non saprei, io nella vita faccio l'agente immobiliare, mica tanto il musicista. Ho intrapreso l'avventura musicale quando avevo già 35 anni, una casa, una vita normale, e non l'ho mai lasciata. Enrico e Daniele, invece, erano più giovani, per cui per loro questo è un vero lavoro, anche frutto di scelte complicate. Daniele prima lavorava in un negozio di dischi, Enrico potrebbe ancora essere un grafico, o un produttore, chissà: sa fare moltissime cose.

Carlotta Giovannucci: Cosa consiglieresti a una band emergente?

Max Collini: Di non cercare scorciatoie, di fare musica in modo reale, onesto e concreto. Di uscire dai circuiti casalinghi, cioè dalle mura dei locali della propria città, e buttarsi sui palchi, in giro, nelle piazze, fuori da casa. È l'unico modo per trovare il senso di ciò che si è e di ciò che si fa realmente rispetto a ciò che si crede di essere.

Carlotta Giovannucci: In "Tono metallico standard" parli di "un aspetto ordinario" che "comunica ascolti deplorevoli". Com'è il mondo della musica, vissuto al suo interno? Quanto contano le apparenze?

Max Collini: Mah, noi ci muoviamo all'interno della musica indipendente, per cui mi riesce difficile sapere com'è davvero il mondo della musica commerciale e delle major. Il nostro è un ambiente in cui tutti gli artisti sono assolutamente liberi nella loro creatività e tutte le potenzialità possono esprimersi senza essere condizionate. Poi c'è anche chi ha saltato lo steccato e si trova meglio con le major, così come invece c'è chi lo ha fatto ed è tornato subito indietro perché non si trovava bene.

Carlotta Giovannucci: Il progetto ODP si evolverà? Muterà stile o forma?

Max Collini: Guarda, io percepisco già molte sfumature differenti fra il primo e il secondo album, soprattutto nel linguaggio. "Bachelite", per esempio, è un disco che è già figlio di un'evoluzione. Per il resto non saprei, non sono un cantante tradizionale e le mie doti canore sono quelle che si sentono. Insomma, la nostra è una formula pensata per parlare, più che per cantare. Poi, che dire, oggi io sono un interprete che si trova molto più a suo agio rispetto alle prime volte. C'è una consapevolezza diversa.

Carlotta Giovannucci: Allora un'ultima domanda, di rito: qual è la tua canzone preferita?

Max Collini: "Don Giovanni" di Lucio Battisti.

 

Intervista realizzata da Carlotta Giovannucci, PianetaRock.it gennaio 2011

Bookmark and Share