Intervista ai 24 Grana

Intervista realizzata nell'estate 2010, prima della trasferta a Chicago per la registrazione del nuovo album con Steve Albini.

A distanza di due anni dal loro ultimo album "Ghostwriters", i 24 Grana si apprestano a tornare sul mercato discografico con un nuovo lavoro. Una chiacchierata con Francesco Di Bella, storico frontman del gruppo, ci ha permesso di frugare un po' nella valigia dei loro ricordi e un po' nei progetti futuri. A cura di Carlotta Giovannucci.

Carlotta Giovannucci intervista i 24 Grana

Carlotta Giovannucci: Online avete spiegato che "24 Grana" ricorda la moneta in circolazione nel regno di Napoli di Ferdinando d'Aragona. Perché questo nome?

24 Grana: È vero, la grana era la moneta in circolazione ai tempi del Regno di Napoli. Ma vuoi conoscere un aneddoto divertente? 24 era il nome che indicava probabilmente la posizione della moneta all'interno della teca che vedemmo ad una mostra su Ferdinando d'Aragona. Certo, il senso è quello di una moneta che aveva davvero poco valore, e rispecchia quello che cercavamo: volevamo fare musica, non soldi. Non facevamo e non ci sentiamo parte di alcuno showbusiness, siamo rimasti al di fuori dei cliché. A distanza di quindici anni possiamo dire che la nostra umiltà è stata apprezzata, evidentemente.

Carlotta Giovannucci: Quanto è stato importante per voi crescere culturalmente e musicalmente nella Napoli in cui si esibivano gli Almamegretta e i 99 Posse?

24 Grana: Certo, la scena napoletana era molto fervida, oggi è più difficile trovare spazio. Allora i gruppi avevano un rilievo particolare anche sui media: penso al Mattino o a Repubblica. Questo background trovava le sue radici già negli anni '80, il periodo in cui si rafforzava il rock italiano. A Napoli c'erano, già negli anni '90, locali dove il rock alternativo era in prima linea. La scena dei locali era molto attiva, per esempio, già prima dell'avvento delle prime occupazioni nei centri sociali.

Carlotta Giovannucci: Quindi eravate nel posto giusto al momento giusto?

24 Grana: Decisamente. Essere lì in quel dato momento è stata una condizione fondamentale.

Carlotta Giovannucci: La vostra musica è una commistione di generi diversi: reggae, dub, indie... ma qual è l'anima musicale che vi appartiene di più?

24 Grana: Posso dire che siamo un gruppo post-punk. Veniamo dopo l'epoca dei Ramones e dei Clash. Dobbiamo molto alla scena musicale di quel periodo, anche per ciò che riguarda il modo di scrivere i testi e fare le registrazioni. Ad esempio, a gennaio pubblicheremo un disco ("La stessa barca", ndr) inciso in presa diretta a Chicago con Steve Albini, che è stato produttore di gruppi importantissimi e ha una tecnica di registrazione molto lontana da quella che oggi si fa a strati con i computer.

Carlotta Giovannucci: Se non fossero diventati dei musicisti, chi sarebbero oggi i 24 Grana?

24 Grana: Beh, saremmo precari come gli altri, penso. Noi eravamo quasi tutti all'università. Anche io ero all'università, studiavo Africanistica... ma, a dire il vero, la musica mi ha sempre coinvolto di più: a lezione giravo il quaderno degli appunti e scrivevo i testi delle canzoni.

Carlotta Giovannucci: La tua canzone preferita?

24 Grana: Difficile dirlo. Non ce n'è una sola, e molto dipende dai periodi. La musica mi piace moltissimo, e sono un grande appassionato di vinili. Nell'ultimo periodo ho riscoperto Johnny Thunders. Sono un onnivoro della musica.

Carlotta Giovannucci: Anche della musica italiana?

24 Grana: Si, ma non in particolare. Quando ero più piccolo mi piacevano molto Guccini e De Andrè, i CCCP, Battiato, i Litfiba... Solo Battisti, a dire il vero, non mi è mai andato a genio. In realtà ho ascoltato e apprezzato molti artisti, ma non mi piace cristallizzare i personaggi. E, oltretutto, preferisco generi più di nicchia.

Carlotta Giovannucci: Ho letto che vi siete esibiti anche all'estero: Parigi, Tokyo, Barcellona... Qual è stata l'esperienza più bella?

24 Grana: Penso senz'altro il Giappone, così esotico e così diverso. È stato molto divertente.

Carlotta Giovannucci: Ci vivresti?

24 Grana: Beh, non posso: ho famiglia! Chissà come sarebbe farci crescere mio figlio!

Carlotta Giovannucci: Cosa diventeranno i 24 Grana fra dieci o venti anni?

24 Grana: Chi lo sa! Per adesso continuiamo a darci da fare, puntiamo sulla qualità della registrazione. Spendiamo maggiormente per la fase della creazione che per quella distributiva. Speriamo di continuare così, e magari di andare oltre.

Carlotta Giovannucci: Non diventerete produttori?

24 Grana: Renato e Giuseppe (batteria e chitarra) lo hanno fatto con la loro etichetta, la Octopus Records, e hanno prodotto cose molto interessanti. E' bello poter creare un entourage di artisti.

Carlotta Giovannucci: Cosa consiglieresti ai giovani musicisti emergenti?

24 Grana: Di scommettere sempre sulla musica, di farci una puntata anche se non ci sono garanzie. Bisogna provare, e ricordarsi che fare musica è importante a prescindere dal successo. La musica è bella anche quando si fa agli angoli delle strade. Quel che conta è che ognuno con il suo contributo faccia crescere la cultura musicale.

 

Intervista realizzata da Carlotta Giovannucci, PianetaRock.it dicembre 2010

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