Intervista al chitarrista inglese Dave Kilminster

Cristiano Ghidotti intervista il chitarrista David Kilminster, al lavoro in passato con alcuni dei più grandi musicisti britannici

Cristiano Ghidotti intervista David Kilminster

C.G.: Ciao Dave! Innanzitutto, grazie per la tua disponibilità. Vorrei iniziare questa intervista parlando delle tue radici. Ho letto che il tuo primo approccio con la musica è stato suonando un pianoforte e che solo qualche anno più tardi hai scelto di passare a uno strumento come la chitarra. È vero? Perché hai finito per preferire le corde ai tasti?

D.K.: Bhe, i miei primi ricordi musicali risalgono all'infanzia, quando ogni fine settimana ascoltavo mio zio Tony suonare un pianoforte nella casa di mia nonna. Restavo lì seduto per ore, rapito e incantato. Solitamente finivo per addormentarmi sul divano mentre lo ascoltavo suonare. Per questo il pianoforte fa parte del mio DNA!
Più tardi, quando ebbi qualche anno in più, lui stesso mi fece conoscere la musica di Keith Emerson. Da quel momento passai ogni sabato a suonare il piano, componendo semplici canzoni, provando a trascrivere da me quelle degli altri... Mi piaceva tantissimo!
Il problema più grande riguardava il fatto che non avevamo un pianoforte a casa e dover sempre attendere il weekend era insopportabile! Così decisi di prendere una chitarra, in modo tale da poter avere sempre uno strumento a disposizione.
Comunque, per me creare musica è sempre stato più importante rispetto allo strumento con cui lo si fa.

C.G.: Sei un musicista autodidatta, giusto? Ascoltare il tuo modo di suonare mi induce a pensare che certe persone hanno qualcosa dentro che non si può imparare. Ma sei anche un insegnante. In quale misura dedizione e disciplina possono contribuire a forgiare un grande musicista?

D.K.: Grazie. Sono d'accordo sul fatto che alcune cose non possano essere realmente insegnate.
Ovviamente, è possibile spiegare a qualcuno le tecniche necessarie per comporre con uno strumento e le basi della musica che gli piace. Puoi spiegare dove posizionare le dita, ma non si può insegnare come suonare in modo davvero "musicale".
Non si possono insegnare il "buongusto", il tempismo, la passione, l'anima, le emozioni, la dinamica, l'ispirazione ecc. Tutte queste cose devono venire da dentro.
Penso sia abbastanza semplice spiegare a qualcuno come suonare una chitarra, ma non si può insegnare ad essere musicisti: semplicemente lo si è oppure non lo si è.
Comunque, il solo talento naturale non è sufficiente. Ho incontrato persone che potrebbero essere fantastici musicisti, ma sono troppo pigri per esercitarsi ed esprimere tutto il loro potenziale.
Dunque, penso che tutti i grandi musicisti abbiano una certa attitudine naturale, ma hanno anche dovuto lavorare duramente!

C.G.: Parlami dei tuoi progetti solisti. So che hai scritto il tuo ultimo album, "Scarlet", con alcuni membri della Keith Emerson Band nel 2007 e so anche che non si tratta di un album basato soltanto sulla chitarra, c'è molto di più. A tre anni di distanza, quale sarà il prossimo passo? L'ultima news comparsa sul tuo sito Web, in occasione dello scorso Natale, recitava "il prossimo anno si prospetta magnifico!". Cosa bolle in pentola?

D.K.: Ho registrato un album con il mio amico Murray Hockridge, un cantante davvero fantastico! Ci siamo solo noi due, che cantiamo e suoniamo in acustico, ma il risultato è davvero eccellente! Sono così orgoglioso del progetto che non vedo l'ora che la gente possa ascoltarlo. Il lavoro dovrebbe essere terminato entro i prossimi giorni e reso disponibile a breve.
Ho poi remixato il mio disco "Scarlet". Non penso sia possibile lasciarsi alle spalle qualcosa se non lo si è realmente terminato e ho sempre avuto la sensazione che "Scarlet" non sia mai stato davvero completato, così ho ritenuto giusto farlo in modo appropriato. Questo terminerà entro le prossime due settimane.
Inoltre, ho anche alcuni concerti in Italia in programma proprio per i prossimi giorni! Sono in tour con il mio amico Guthrie Govan (Pete Riley alla batteria e il fratello di Guthrie, Seth, al basso), suonando davvero molte cose e bevendo decisamente troppo alcool! In verità, la maggior parte dei brani è tratta dall'album "Erotic Cakes" di Guthries e ogni volta non vedo l'ora di salire sul palco.
Queste sono le date in programma: 14 aprile Messina (Teatro Sala Laudamo), 15 aprile Roccaforzata (Go West Saloon), 16 aprile Caserta (Black Cat Club), 17 aprile Roma (Crossroads Live Club), 18 aprile San Gavino Monreale (Teatro Comunale), 19 aprile Udine (Black Stuff), 21 aprile Pisa (Borderline), 22 aprile Legnano (Land of Live), 23 aprile Vignola (Stones Café), 24 aprile Torino (Lapsus).
Ci sono poi altre novità davvero eccitanti in arrivo nel corso di quest'anno, ma al momento non posso parlarne, mi dispiace. Te lo farò comunque sapere non appena mi sarà possibile annunciarle, forse già a partire dalle prossime settimane!

C.G.: Velocità o espressività? Cosa è più importante per essere un buon chitarrista: tecnica o ispirazione? Entrambe?

D.K.: Io ho sempre preferito chi si dimostra creativo ed emozionale con il proprio strumento, chi esprime un'idea con la musica. La velocità è importante e se hai qualcosa da dire a "piena velocità" puoi farlo, ma solo se il tuo obiettivo finale è quello di fare musica sei sulla strada giusta.
Troppi chitarristi usano la loro velocità per mettersi in mostra e impressionare le persone, così tutto si trasforma in una sorta di "Olimpiade della Musica", ma la musica non è uno sport!

C.G.: A proposito dell'ispirazione, come nascono le idee per le tue canzoni? Alcuni musicisti dicono semplicemente di sedersi e pensare a qualcosa da comporre, mentre per altri l'ispirazione è una musa imprevedibile. Per te come funziona il processo creativo?

D.K.: La musica è sempre dentro di me e lotta continuamente per uscire, ma a volte mi devo sforzare per non lasciarle fuggire via, visto che sono comunque obbligato a prendermi anche il tempo per essere un normale essere umano!
Per me funziona così: mi reco da solo in qualche posto per comporre, può essere una piccola casa o altrove, non importa. A quel punto semplicemente mi siedo e suono per alcuni giorni di fila, registrando qualunque cosa. Dopodiché, una volta tornato a casa, riascolto tutto e scelgo il materiale che finirà sul mio nuovo album. Solitamente mi ritrovo fra le mani idee sufficienti per più di un disco!
In questo modo ho creato il mio album "Playing With Fire". Ho passato una settimana a Tenerife e quando sono tornato avevo già completato circa il 90% dei brani. "Scarlett" è stato invece scritto in un giorno, semplicemente suonando in una sala prove con il mio amico batterista Pete Riley!

C.G.: Navigando sul tuo sito ho letto che possiedi diverse chitarre, sia elettriche che acustiche (alcune addirittura con dei geroglifici!) e una pedaliera composta da un sacco di apparecchiatura sia analogica che digitale. Guardando la tua strumentazione sembra che ti piaccia in modo particolare lo stile Telecaster, c'è qualche ragione particolare per questo?

D.K.: Sì, adoro la forma delle Telecaster. Il corpo è abbastanza piccolo e mi si adatta molto bene. Se dovessi imbracciare una chitarra in stile Stratocaster mi sembrerebbe di avere un tavolino da caffè intorno al collo! Inoltre, anche se le Telecaster sono poco utilizzate nel panorama rock, penso che rappresentino un tipo di strumento estremamente versatile.
Comunque, la Suhra che sto usando ultimamente integra alcune caratteristiche tipiche delle Stratocaster, come i tre pickup e il sistema tremolo.

C.G.: Ok, mancano ancora poche domande. Secondo te chi sono i più grandi chitarristi di sempre? O meglio, chi pensi sia stato in grado di innovare il modo di suonare lo strumento?

D.K.: Sono cresciuto con Eddie Van Halen, quindi penso che ci sarà sempre qualcosa di suo nel mio stile, anche se si può trattare semplicemente di una sorta di energia o dell'emozione nell'atto di suonare.
Adoro anche Jeff Beck, che penso sia uno dei pochi chitarristi che continua ancora oggi a migliorarsi, ma ci sono molti altri musicisti che mi piacciono, ognuno per un motivo differente.
Michael Hedges (il mio chitarrista acustico preferito di sempre), Sonny Landreth (il migliore che abbia mai ascoltato nell'utilizzo dello slide), Robben Ford (incredibile nei fraseggi), Ron Thal (completamente folle!) e Yngwie Malmsteen.
Sono conscio di come possa sembrare poco coerente citare Yngwie, ma riascoltando i suoi primi dischi mi accorgo di quanto suonino bene, con tanta passione ed energia e con il miglior vibrato di sempre nella storia del rock! Inoltre amo il suo lavoro con gli Alcatrazz.

C.G.: A proposito degli album, quali sono i tre che ascolti più spesso?

D.K.: Wow, questa è una cosa che per me cambia costantemente. Non riesco ad ascoltare lo stesso genere per molto tempo, così passo continuamente da una fase all'altra: musica classica, jazz, soul, funk e naturalmente rock! Ricordo, in modo particolare, che dopo un viaggio a Praga per settimane non ho ascoltato altro che violinisti classici!
Comunque, penso che i tre dischi più ascoltati di quest'ultimo periodo siano "Aja" degli Steely Dan, "Blue Matter" di John Schofield (John ha un'incredibile senso del ritmo!) e "Speak For Yourself" di Imogen Heap. Questi sono i tre album che ascolto di più in questo momento, ma se mi dovessi ripetere la stessa domanda la prossima settimana, le risposte saranno completamente diverse!

C.G.: Sei anche conosciuto per le tue prezione collaborazioni con grandi musicisti come Roger Waters (Pink Floyd), John Wetton (King Crimson, Uriah Heep, Roxy Music, UK, Phil Manzanera), Carl Palmer (Emerson Lake & Palmer, Asia), Ken Hensley (The Gods, Uriah Heep) e Guthrie Govan (Asia). Leggendo questi grandi nomi sembra che tu sia particolarmente legato al rock progressivo degli anni '70, è vero? Com'è suonare con loro?

D.K.: Sono cresciuto con il rock e con il progressive, quindi fanno parte delle mie radici, anche se devo dire che non è sempre corretto associarmi a questi generi. Mi è stato chiesto di suonare con John Wetton, che mi ha poi presentato a Geoff Downes e Carl Palmer e in questo modo ho incontrato Keith Emerson. Inoltre, tramite John, ho anche conosciuto il suo manager, che mi ha fatto suonare in un concerto con Ken Hensley e invitato a un'audizione con Roger Waters. Capisci che a volte si tratta solo dell'entourage in cui ti trovi...
Quindi, se inizi a suonare con qualcuno come, per esempio, Miles Davis o George Michael, finirai per essere coinvolto da persone di ambienti completamente diversi!
Comunque è stato un onore incredibile salire sul palco con alcuni di questi artisti. Non tutti, ma la maggior parte di loro!

C.G.: Ti senti ancora nervoso prima di un concerto importante?

D.K.: Sì e penso che ogni singolo cooncerto sia importante! Oggigiorno non è probabilmente il modo giusto di vedere le cose, ma amo suonare e cerco sempre di dare il meglio di me stesso, sia che mi trovi davanti a 50 o 50.000 persone!

C.G.: Nel corso di un intervista, rilasciata in compagnia di Guthrie Govan, hai detto che essere filmati mentre si suona può risultare fastidioso, ma oggi, durante i concerti, tutti cercano di registrare le performance con videocamere o con i telefoni per poi caricarle su YouTube o atri siti di video sharing. Come artista, cosa ne pensi della brusca evoluzione di internet? Mi riferisco alla possibilità di raggiungere in modo semplice milioni di utenti, ma anche ai rischi legati alla tutela della privacy e alla pirateria.

D.K.: Questa è una domanda molto interessante e potrei risponderti riempiendo pagine e pagine.
Penso che in qualche modo internet abbia "ucciso tante cose" e ne abbia svalutate molte altre. Qualunque cosa si cerchi, ora è a disposizione per il download e diventa "usa e getta".
Ho sempre amato acquistare i dischi, leggere le note scritte all'interno delle copertine, guardarne i colori e sentire la sensazione di tenere un vinile tra le mani prima di metterlo sul piatto del lettore. È qualcosa di fisico, quasi viscerale che in quei momenti è lì con te. Oggi le le persone sono private di questa esperienza.
L'altro giorno stavo cercando qualcosa in internet e ho trovato un sito con qualunque CD, libro riguardante le chitarre, video, metodo su come suonare e tutto il resto che si possa mai desiderare, completamente gratis! Grazie ragazzi, ma è quello con cui mi guadagno da vivere!
Se pubblico un CD e 100 persone lo acquistano, mentre altre 10.000 lo scaricano gratuitamente, poi non avrò i mezzi per realizzarne un altro. Mi piace il modo con cui definiscono tutto questo "condividere", che di certo suona meglio rispetto a "rubare"! E non puoi colpevolizzare le persone per questo, perché tutto è lì a disposizione, di fronte a te, senza alcuna spesa e internet è impossibile da controllare.
Quindi, credo che essere filmati e ritrovarsi su YouTube sia un sintomo di questa tendenza. Non mi piace, ma chiunque lo fa.
Sono sicuro che durante il mio tour con Roger Waters, tutti i concerti sono stati registrati e diffusi tramite video o bootleg. Si trattava di show provati e riprovati, quindi senza particolari errori, ma è veramente triste quando ti incontri con qualche amico che ti chiede "Vuoi salire e suonare?" senza che tu te lo aspetti. Magari hai anche bevuto quella sera, sali sul palco e ti esibisci in una canzone che non hai mai sentito prima, con in mano una chitarra strana collegata a un amplificatore scadente. In quel caso non sono sicuro di volere che qualcuno mi filmi e condivida il tutto con il mondo intero! Penso che sia una forte mancanza di rispetto.
Ad ogni modo, questa era la risposta più breve alla tua domanda!

C.G.: Grazie Dave per aver trascorso il tuo tempo con noi. Io e i visitatori di PianetaRock.it speriamo di ricevere presto novità sui tuoi progetti.

D.K.: Grazie a voi. Siete tutti invitati ai miei concerti previsti in Italia per i prossimi giorni: se vi piacciono le "follie chitarristiche", penso che ne rimarrete soddisfatti!

 

Intervista realizzata da Cristiano Ghidotti, PianetaRock.it © aprile 2010

Grazie a Veronica Pierini per l'immagine di apertura

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