Intervista ai Ghostchildren

Sara Di Carlo intervista i Ghostchildren: news wave, rock e psichedelia da Roma

Sara Di Carlo intervista i Ghostchildren

S.D.C.: Come nascono i Ghostchildren?

GC.: Il progetto nasce nel 2003, tra i banchi di un liceo, da un idea mia appoggiata subito da un paio di amici e compagni di scuola (Stefano, Marco e Andrea).
Negli anni la band ha subito diversi cambi di formazione fino al 2007, anno in cui ho conosciuto Marco (batteria) ed Emanuele (basso) che han deciso di sostituire gli altri elementi della band.
Ora si è appena aggiunto un quarto elemento come seconda chitarra (Nicolò).

S.D.C.: Un nome senz'altro evocativo: quali sono i fantasmi che tormentano i Ghostchildren?

GC.: Noi siamo decisamente impauriti e turbati da tutti coloro che non riescono ad avere limiti morali e umani all'abuso di potere quindi chi ha bisogno di sperimentare a discapito del prossimo e sente la necessità di potere e volere e fare ogni cosa. Questo ha portato una regressione culturale notevole non solo nel nostro paese.
Forse è proprio la regressione e la volgarità intese come l'incapacità di riflettere e di approfondire o di andare oltre che ci spaventa di più.

S.D.C.: "New Delhi Grand Hotel", il vostro nuovo album, ha un impatto d'immagine visionario, sullo stile di Andy Warhol: un mix psichedelico di musica e colori.
Un fumettoso design che piace molto ad A6 Fanzine. Quali storie raccontate?

GC.: Le storie che raccontiamo sono piuttosto varie, alcuno sono anche autobiografiche o prendono ovviamente spunto da eventi di cui siamo testimoni.
Dietro ogni testo però prevale una forte componente evocativa ed emozionale attraverso la quale l'ascoltatore può ricostruire una propria storia.
Diciamo che un nostro brano è in grado di raccontare più storie contemporaneamente.

S.D.C.: Da Roma a New Delhi: il Colosseo e il Taj Mahal. Qual è il filo conduttore che vi lega a queste due diversissime ma altrettanto straordinarie realtà?

GC.: Il titolo è nato appena terminate le registrazioni dell'album, perciò tra maggio e giugno del 2008, in un periodo in cui si parlava molto di Cina e di olimpiadi.
L'obiettivo era quello di tirar fuori un disco che ci facesse sentire sufficientemente italiani e cosmopoliti allo stesso tempo.
Siccome la quasi totalità dei brani è cantata in italiano volevamo un titolo che facesse da contraltare ai testi in maniera tale da spiazzare anche l'ascoltatore.
Bisogna inoltre aggiungere che siamo sempre rimasti affascinati dalle culture orientali e da alcuni suoi paesi, in particolar modo l'India (e poi parlare di Cina sarebbe stato troppo scontato) e che Roma è un luogo dove, in alcuni casi, la cultura orientale si fonde con quella occidentale.
Tutte queste considerazioni son venute fuori in maniera assolutamente spontanea e immediata, così come il progetto grafico presentatoci dalla nostra casa discografica (Nagual Records) che, grazie al mix tra Andy Warhol e il Taj Mahal, riesce a trasfigurare in immagine esattamente quello cheavevamo in mente.

S.D.C.: Fluttuanti nel vortice del ciclone musicale, cosa vedono i Ghostchildren all'esterno?

GC.: Direi molta confusione!
No... scherzi a parte questa è una gran bella domanda... per una risposta esaustiva temo ci voglia parecchio tempo, e forse è proprio questo un segnale preoccupante che avverto al di fuori del nostro "mondo": molta frenesia nell'affrontare un qualsiasi tipo di problematica o nel raggiungere un obiettivo.
Noi cerchiamo di essere in un lento ma continuo divenire senza ovviamente forzare con i tempi.
Poi sono molte altre le cose che vedo e osservo all'esterno ma dipende molto dal mio stato emotivo.
Nel caso di Emanuele, il nostro bassista, ciò che vede al suo esterno dipende tutto dal numero di birre e di panini al kebab che ha ingerito (sempre per rimanere in tema di esotismo).

S.D.C.: Quanto è difficile per una band emergente, farsi conoscere al giorni d'oggi? Quali sono i "trucchetti" per accattivarsi il pubblico?

GC.: È complicatissimo per le band farsi conoscere (anche quelle non emergenti), sicuramente internet ha un po' aiutato: grazie alla nascita di alcune webzine radio in streaming o social network una band può comunque riuscire a farsi un minimo di promozione.
L'unico "trucchetto" che credo funzioni veramente ad avere maggiore visibilità sia una la buona dose di fortuna.

S.D.C.: "L'Incredibile vita di Bud Spencer" suppongo sia dedicata a lui: cosa più vi attrae della sua vita?

GC.: Principalmente siamo dei grandissimi fan delle sue performance di attore, però ci diverte l'idea di un Bud nella vita reale identico a quello nei film (stessi atteggiamenti stesse scazzottate...).
Inoltre il nostro batterista gli somiglia anche.

S.D.C.: Una strana, folle, pazza... maledetta primavera! Con quali versi la descrivereste voi?

GC.: Dovessi citare qualcun altro direi: "era bello vedere che il verde ritorna e che si svegliano i ghiri..." Usando un nostro brano mi viene in mente: "Arresto il battitto oltre le nuvole, arresto il arresto il battito: reinvento la mia immagine!".
Questi versi sono tratti da "Radio Fuzz" un nostro inedito che ti confesso farà probabilmente parte del nostro terzo album caratterizzato senz'altro da atmosfere "primaverili", una componente per noi un po' inusuale.
Ora che mi ci fai pensare i suoni di "Vaga Decadenza" (nostro primo LP) sono molto legati all'autunno, mentre "New Delhi Grand Hotel" lo assocerei più all'inverno con qualche sprazzo qua e là di primavera o di estate.
Non ti nascondo la nostra intenzione di tirar fuori il nostro lato più "solare" nei prossimi lavori.

S.D.C.: Quali sono i vostri fumetti preferiti?

GC.: Ultimamente sono diventato un fervido ammiratore dei disegni di Davide Toffolo cantante dei Tre Allegri Ragazzi Morti lo stile è simile a Corto Maltese o alle opere di Andrea Pazienza.

S.D.C.: Progetti per il futuro?

GC.: Stiamo organizzando con la nostra etichetta il tour promozionale che partirà dopo l'estate e che durarà fino a maggio del prossimo anno.
Nel frattempo stiamo già raccogliendo un po' di idee per il nuovo album.

Sara Di Carlo, aprile 2009

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