Intervista a Sergio Mancinelli

Cristiano Ghidotti intervista Sergio Mancinelli, voce storica della radio italiana e conduttore del format "Area Protetta"

PianetaRock.it intervista Sergio Mancinelli

C.G.: Inauguriamo oggi lo spazio dedicato alle interviste su PianetaRock.it con una delle voci storiche e più genuine della radio italiana.
E' con noi Sergio Mancinelli che vi invito ad andare a trovare sul suo sito personale www.sergiomancinelli.com. Benvenuto Sergio a nome mio e di tutti i visitatori di PianetaRock.it!

S.M.: Ciao Cristiano, grazie a te e a tutti, i tanti visitatori che ogni giorno transitano su PianetaRock.it!

C.G.: Allora Sergio, prima di cominciare a parlare di musica, componente che credo essenziale nella tua vita, vorrei chiederti di raccontarci un'altra tua esperienza professionale che io ho scoperto spulciando la tua biografia.
So che molti hanno ascoltato la tua voce non solo in radio ma anche in alcune famose serie televisive. Ci vuoi raccontare qualcosa a tal proposito?

S.M.: Quando ho cominciato a lavorare in radio, molti mi dicevano "Però insomma, hai una voce interessante, perchè non provi a fare il doppiaggio?".
E allora io mi presentai in una sala di doppiaggio, senza sapere neanche di cosa si trattasse.
Naturalmente il provino fu una tragedia, però incontrai un direttore di doppiaggio che mi disse "Se vuoi imparare qui la porta è sempre aperta".
Allora all'epoca io facevo un programma sulla RAI, la sera a Radio1 ed era dedicato in particolar modo a tutti quanti gli emigrati, tutte quante le persone che ascoltavano la radio da altri paesi, principalmente in Europa. Il programma cominciava alle 22 quindi avevo la giornata abbastanza libera e per nove mesi interi, perchè tale era la durata del contratto, ogni mattina alle nove mi presentavo in sala di doppiaggio, ci restavo fino a verso le cinque, cinque e mezza del pomeriggio, tanto che poi dopo nove mesi ero diventato proprio un oggetto di arredo.
Però quella scuola mi ha fatto molto bene, poi ho cominciato a fare le prime parti, ho continuato a studiare molto sulla dizione e in particolar modo l'impostazione e la recitazione.
Poi il lavoro del doppiaggio mi ha consegnato anche dei ruoli più importanti.
Poi è un lavoro che ho abbandonato perchè è arrivata la televisione, sono arrivati i tanti impegni di lavoro della radio ancora più pressanti e naturalmente non si possono fare due cose bene contemporaneamente, almeno io non ce la faccio!
Però è rimasta un'esperienza importantissima che mi ha insegnato anche a stare meglio davanti al microfono.

C.G.: Ma veniamo alla musica: cos'è per te la musica, qual'è il tuo rapporto con lei e ancora, quanto questo rapporto è cambiato nel corso degli anni?

S.M.: Che cos'è per me la musica... Sicuramente è una delle testimonianze della mia vita.
Ho avuto la fortuna di trasformare una passione in un lavoro. Il rapporto è molto cambiato nel corso degli anni; all'inizio ero affamato di musica, di tutti quanti i tipi di musica, poi questo lavoro richiede preparazione, per cui ho passato e trascorro ancora molto tempo ad ascoltare dischi, a documentarmi, a leggere biografie, recensioni e articoli perchè naturalmente quando la passione diventa un lavoro devi anche sempre essere molto preparato.
L'altra cosa è che probabilmente, con il passare degli anni si diventa un po' più selettivi: prima si ascolta tutto quanto, poi cominci ad ascoltare principalmente le cose che ti piaciono di più e quelle più interessanti.

C.G.: Qual'è il primo grande concerto a cui hai assistito e quello che ancora oggi ricordi come il più bello e più significativo di sempre?

S.M.: Il primo concerto lo vidi da lontano, dall'esterno. Era il Raduno Pop di Villa Pamphili nella primavera del 1972. Non avevo i soldi del biglietto e non avevo neanche la capacità di saper scavalcare i cancelli come facevano molti, per cui lo guardai da lontano, però fu un'esperienza indimenticabile.
Il primo concerto vero e proprio probabilmente fu sempre in quell'anno, verso l'autunno del '72, il concerto dei Jethro Tull al PalaSport di Roma, poi era l'epoca nella quale comunque ai concerti c'erano anche tantissimi scontri. Io ero un ragazzino ed ero abbastanza impaurito perchè ai concerti andavo da solo, qualche volta con dei compagni di scuola.
Poi i Deep Purple, Santana, i Genesis, una sera i King Crimson e il gruppo spalla erano i Gentle Giant, i Van Der Graaf Generator, John Mayall, insomma... tanti concerti che hanno indubbiamente segnato molto la mia vita musicale.
Il più significativo forse è quello del Monsters Of Rock, in Inghilterra. Questo raduno che si tiene ogni anno. Comincia intorno alle 11 del mattino, mezzogiorno e va avanti fino a notte inoltrata e quell'anno, era l'estate del 1980, davanti a 200.000 persone suonarono gli AC/DC.
Bhe, fu un'esperienza molto forte.

C.G.: Come tu sai PianetaRock.it presta grandissima attenzione al panorama rock emergente italiano.
Il mio parere, e per fortuna non solo il mio, è che oggi non si faccia abbastanza per mettere degli ottimi musicisti nelle condizioni ideali per fare musica.
Tu che hai vissuto in prima persona l'evoluzione (o l'involuzione, dipende dai punti di vista) del mercato discografico, del modo di suonare dal vivo ecc., pensi che sia cambiato qualcosa rispetto a qualche decennio fa per chi vuol suonare?

S.M.: Questo è un problema che si trascina da anni...
Non ci sono mai state le possibilità per mettere i gruppi emergenti nelle condizioni migliori per poter suonare, anche se alla fine, i più bravi ce l'hanno fatta.
Spesso però il traguardo dei concerti, di uno zoccolo duro di appassionati che si ingrandiva, si allargava mese dopo mese, non coincideva poi con il contratto discografico.
Si facevano concerti, il pubblico aumentava, poi dopo, anche con ritardo, i discografici se ne accorgevano. E' cambiato molto il modo di suonare: prima c'era più libertà, c'era la voglia di suonare come i migliori; adesso il computer, le tecnologie digitali hanno appiattito molto, non per tutti per fortuna.

C.G.: Credi che anche oggi ci siano degli artisti o dei gruppi in grado di proporre davvero qualcosa di originale oppure, addirittura di definire un nuovo genere, o sei anche tu del parere (come sostengono in molti) che in ambito musicale sia già stato detto tutto o quasi?

S.M.: Bhe, ascoltando Cristina Donà, i Subsonica, o per esempio l'ultimo "Amen" dei Baustelle sono rimasto ben impressionato.
E' difficile avere un prodotto generalista che vada bene per tutti, ognuno ha le proprie orecchie e il proprio cuore con cui ascolta la musica.
Devo dire che però è sempre più difficile sentire dischi suonati bene.

C.G.: Ma veniamo ad una vicenda che ti ha visto, anzi, che ci ha visti protagonisti di recente.
Personalmente ascolto Sergio da anni in radio ma da qualche mese ho il piacere di conoscerlo un po' più da vicino.
Tutto è iniziato quando nell'estate dello scorso anno, all'improvviso, Area Protetta (il format radiofonico che tu hai condotto per molto tempo) è stato tagliato dal palinsesto della radio per cui lavoravi.
Ci vuoi raccontare un po' com'è andata, come hanno reagito tutte le persone che apprezzavano il tuo lavoro di tutela di un certo tipo di musica e poi, come il progetto è proseguito sul web fino ad approdare negli ultimi mesi su una nuova emittente radiofonica?

S.M.: Sono stai mesi diciamo, un po' difficili...
Sono stati dei mesi molto duri. Veder distrutto, calpestato il lavoro fatto in sei anni con un impegno quotidiano; vederlo distrutto come dal passaggio improvviso di un caterpillar è stato abbastanza doloroso e soprattutto è stato ancora più doloroso dover interrompere quel filo invisibile quotidiano che mi ha legato a tutti gli ascoltatori davvero unici di Area Protetta.
Il fatto di essere andato in giro per le case, a scoprire gli archivi degli ascoltatori, fare programmi in teatro con i loro dischi e comunque avere un filo diretto ogni giorno aveva cementato tantissimo questo rapporto.
Gli ascoltatori mi hanno aiutato, mi hanno proprio preso per mano e grazie all'aiuto di alcuni di loro che ormai sono degli amici da un po' di anni, abbiamo realizzato il sito su cui abbiamo fatto un esperimento, vale a dire "la radio senza radio".
Noi no avevamo una radio, facevamo le puntate, le trasmissioni, e tutti quanti si sono dati da fare. Anche tu hai lavorato e continui a lavorare perchè l'"Album della Settimana" naturalmente è una tua produzione. Io metto soltanto la voce, Beppe ti invia i piccoli files audio e poi tu magistralmente riesci a montare tutto quanto.
Per fortuna Area Protetta non è finita, è arrivata la proposta di LifeGate e l'abbiamo presa al volo.
Dico "l'abbiamo presa al volo" perchè adesso non mi sento più solo, ovvero vado a lavorare con la mia borsettina e con i miei dischi però so che quando vado a lavorare non sono da solo perchè ci sono tante persone intorno e questa è una cosa che fino ad oggi, in oltre trent'anni di lavoro, davvero non avevmo mai provato.

C.G.: Oltre al tuo ritorno settimanale sulle frequenze di LifeGate, c'è qualche progetto futuro che ci vuoi rivelare?

S.M.: Alcune cose le stiamo mettendo a punto su LifeGate e poi bhe, questo lavoro ti porta sempre ad essere in movimento...

C.G.: Sergio, ti ringrazio a nome di Pianetarock.it e di tutti i suoi visitatori. E' stato un piacere averti ospite. Come saluto finale vorrei chiederti di lasciarci con un brano, magari una di quelle perle che spsso hai tirato fuori da qualche archivio polveroso.

S.M.: Grazie a te Cristiano, grazie soprattutto del tempo e del lavoro che hai dedicato e stai dedicando agli "Album della Settimana" del sito.
Per salutarci potremmo, perchè no, togliere un po' di polvere a "Mississippi Queen" dei Mountain.
Ciao!

Cristiano Ghidotti, giovedì 8 maggio 2008

PianetaRock.it © 2008

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