David Bowie "Blackstar"
di Cristiano Ghidotti

David Bowie - Blackstar Smaltita la sbornia da condivisioni post mortem ed elaborato almeno in parte il lutto, torno a cimentarmi con ciò che mi ero in qualche modo promesso di non fare nuovamente: la recensione di un disco. Perché diciamolo, serve arroganza per mascherare un parere del tutto personale e soggettivo dietro una maschera di obiettività, come se qualcuno ci avesse dotati della capacità di giudizio necessaria per effettuare l'analisi di un lavoro discografico, sputandone un giudizio che possa ritenersi universale e condiviso.

Per "Blackstar" è diverso. Non è un disco, è l'addio di un artista che ha scelto di affrontare i suoi ultimi giorni con il medesimo stile e la stessa eleganza che l'ha consacrato in mezzo secolo di carriera. David Bowie ha guardato in faccia la morte e l'ha cantata. Le ha dato forma, condensandola nell'ultimo atto di uno spettacolo che ha visto il Duca Bianco attraversare in maniera trasversale 50 anni di storia della musica, lasciandovi un segno indelebile, con le sue innumerevoli mutazioni, provocazioni e sperimentazioni, non rinunciando mai a spiazzare, a stupire, a far discutere.

Un concetto racchiuso alla perfezione nelle poche parole condivise dall'amico e produttore Tony Visconti subito dopo la scomparsa: "La sua morte non è stata diversa dalla sua vita: un'opera d'arte. Ha creato "Blackstar" per noi, è stato il suo regalo di addio".

La recensione di un disco dovrebbe avere il compito di passare in rassegna i brani che lo compongono, gli arrangiamenti, la struttura della tracklist. Ne sono consapevole. Tutte tematiche che potete vedere affrontate altrove, approfondite e sviscerate. In questo caso, è mio parere personale che il messaggio e il significato del lavoro trascendano l'opera stessa e guardare al singolo tassello finirebbe col far perdere di vista la grandezza e l'essenza dell'intero mosaico, sminuendone l'essenza. Impossibile scindere l'ascolto dall'idea di un artista impegnato nella stesura delle canzoni con la consapevolezza che saranno il suo congedo finale, il suo epitaffio.

Chi come il sottoscritto ha avuto modo di ascoltare l'album prima della notizia dell'11 gennaio ha avvertito una sorta di incompletezza. "Blackstar" è un disco relativamente breve, da poco più di 40 minuti (il precedente "The Next Day" superava l'ora), permeato fin dal primo ascolto da un senso di qualcosa fuori posto. Sensazione spazzata via dalla scomparsa del Duca Bianco, che ha dato significato a parte dei testi e ai riferimenti nelle clip che hanno accompagnato i primi due singoli, la title track e "Lazarus".

Alla luce di quanto scritto, ribadendo che una recensione è sempre e comunque frutto di una valutazione prettamente soggettiva e personale, mi sento di attribuire al disco (per la prima volta da quando PianetaRock.it è online, dal 2005) una valutazione che mai avrei pensato di poter assegnare. Un perfect score, un inchino alla memoria e alla grandezza di un artista come purtroppo ne restano sempre meno.

Detto questo, "Blackstar" è un album persino piacevole da ascoltare, accessibile e per nulla ostico, nonostante la presenza di pezzi dal sapore squisitamente sperimentale. Compratelo, cercatelo in streaming, scaricatelo, rubatelo ad un amico. Scegliete voi, ma ascoltatelo.

Voto: 10 / 10 Voto: 10 / 10

Tracklist:


  1. Blackstar

  2. 'Tis a Pity She Was a Whore

  3. Lazarus

  4. Sue (Or in a Season of Crime)

  5. Girl Loves Me

  6. Dollar Days

  7. I Can't Give Everything Away

Etichetta: ISO Records
Anno: 2016
Sito internet: http://www.davidbowie.com/

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