Moraine "Manifest Density"
di Cristiano Ghidotti

Moraine - Manifest Density Devo ammettere che scrivere la recensione di un disco come questo "Manifest Density" non è stato facile. Anche dopo parecchi ascolti, necessari per entrare nella giusta ottica di una produzione tanto particolare, l'iniziale tentazione di premiare il lavoro con un voto altisonante non mi ha abbandonato. Ecco quindi giustificato quel 8,5, che i più curiosi avranno già adocchiato a fondo pagina, tra i più generosi che abbia mai affidato ad un album in quasi cinque anni, qui su PianetaRock.it.

I Moraine sono un quintetto fondato nel 2005 a Seattle e guidato dal virtuoso della sei corde Dennis Rea. Al suo fianco Ruth Davidson (violoncello), Alicia Allen (violino), Kevin Millard (basso) e Jay Jaskot (batteria), per una produzione firmata Moonjune Records che, a dispetto della sua data di pubblicazione, sembra arrivare dritta dritta dal catalogo di una band progressive di qualche decennio fa. Non a caso fra le collaborazioni di rilievo da segnalare per quanto riguarda il passato di Rea, è d'obbligo citare quella più longeva con alcuni membri dei King Crimson, fino ad arrivare alla più recente con i REM.

Bastano pochi secondi dell'iniziale "Save The Yuppie Breeding Grounds" per capire quali siano gli ingredienti alla base di "Manifest Density": melodie eteree, virtuosismi strumentali, cambi di tempo e, appunto, atmosfere tipiche delle grandi produzioni del filone progressive romantico. A differenza delle formazioni dell'epoca, i Moraine non si lasciano però andare a composizioni troppo estese, mantenendo la lunghezza di ogni brano nel range che va dai quattro ai sette minuti. Niente divagazioni troppo dispersive dunque, ma pezzi dall'approccio piuttosto diretto e, forse, di più facile fruizione per un orecchio non troppo allenato alla totale assenza di parti cantate. Ciò nonostante, passare in rassegna ogni singolo pezzo avrebbe poco significato: l'ascolto fila via diretto dall'inizio alla fine e probabilmente, se non fosse per i pochi secondi di silenzio fra una traccia e l'altra, la sensazione sarebbe proprio quella di trovarsi di fronte ad una lunga suite caratterizzata da sezioni sì diverse tra loro, ma cucite da invisibili ricami dai motivi orientaleggianti. La lunga permanenza di Dennis Rea in terra cinese ha senza dubbio giocato un ruolo importante nel processo di songwriting.

Se proprio si volesse prendere in esame uno dei brani presenti, in considerazione dell'accostamento di poc'anzi, la scelta ricadrebbe su "Kuru", i cui stacchi ricordano da vicino quelli dal sapore epico presenti nelle prime produzioni crimsoniane.

Gli audiofili più esigenti potrebbero storcere il naso di fronte alla qualità delle registrazioni tutt'altro che "moderna", forse non all'altezza delle produzioni più attuali, ma perfettamente in linea con il mood generale che pervade il disco.

Voto: 8,5 / 10 Voto: 8,5 / 10

Tracklist:
01. Save the Yuppie Breeding Grounds
02. Ephebus Amoebus
03. Nacho Sunset
04. $9 Pay-per-View Lifetime TV Movie
05. Manifest Density
06. Uncle Tang's Cabinet of Dr. Caligari
07. Disillusioned Avatar
08. Kuru
09. Revenge Grandmother
10. Staggerin'
11. Middlebräu

Etichetta: Moonjune Records
Anno: 2009
Sito internet: http://www.dennisrea.com/

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