Kyrie "Le Meccaniche Del Quinto"
di Massimo Giuliano

Kyrie - Le Meccaniche Del Quinto I Kyrie sono un quintetto milanese, al debutto ufficiale con questo CD.
"Le Meccaniche Del Quinto" prende il nome dall'esigenza di dare un senso di continuità a quello che è stato svolto in precedenza. Prima di questo album, infatti, il gruppo aveva realizzato quattro demo semiprofessionali, e così l'ascolto del loro primo lavoro non è altro che la ripresa di un discorso già iniziato, e che ha visto la propria genesi nel 1995.

Nelle dieci canzoni (più una ghost track) che costituiscono "Le Meccaniche Del Quinto" si è cercato di miscelare ed associare indicazioni e sollecitazioni che derivavano da discipline diverse, cercando di riscontrare tra loro dei punti in comune. La domanda è: la band è riuscita nel suo intento? Sicuramente sì.

Si avverte una tangibile omogeneità dei pezzi, che però non sono affatto rispondenti a un medesimo "diktat", ma spaziano anzi da un colore sonoro all'altro, seppur sempre all'interno di un'indole sicuramente dark (Cure e affini, per intenderci).

In tal senso, anche il suono della batteria sembra (chissà se volontariamente o no) far riferimento a quell'epoca.
Ok, i Kyrie non amano essere etichettati, ma un'indicazione a chi legge bisogna pur darla, no?

Ottimo l'incipit con "Lipsia 1933", così come non mancano di colpire "L'Uomo Macchina" e "Caffè Viennese".

Quelli che il gruppo ci offre (complici le liriche, molto "intellettualoidi") sono veri e propri "Rifugi Culturali", come recita la quinta traccia, che cita Torino e Milano: chissà, probabilmente i detti rifugi sono da individuare proprio lungo la strada che congiunge queste due città.

Oppure dentro "Spazi Bianchi Come Nuvole", titolo del settimo pezzo, indovinato esempio di lucida (e libera) follia che fa da contraltare al minimalismo, fondato sull'organo, di "Ritiro Estivo".

D'altronde, parlando di ritiro (un ritiro soprattutto interiore), come non adottare simili atmosfere? Ed è proprio stabilendo questo amalgama tra testi e musiche, questo continuo rimando dagli argomenti degli uni alle melodie delle altre, che i Kyrie diramano tutto il loro primo album.
E lo fanno in maniera decisamente interessante.

Una menzione a parte la meritano "Decadenze", dove l'elettronica si fonde elegantemente con il sound del quintetto, e "Nimloth Kirloth", dominata da chitarre acustiche da brividi.

Voto: 7 / 10 Voto: 7 / 10

Tracklist:
01. Lipsia 1933
02. L'Uomo Macchina
03. Caffè Viennese
04. Quello Che Non Vedo
05. Rifugi Culturali
06. Ritiro Estivo
07. Spazi Bianchi Come Nuvole
08. Decadenze
09. Nimloth Kirloth
10. Abbandonandomi

Etichetta: Pma / Audioglobe
Anno: 2004
Sito internet: http://www.kyrie.it

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