Afterhours "I milanesi ammazzano il sabato"
di Cristiano Ghidotti

Afterhours - I milanesi ammazzano il sabato Dal 1999 l'appuntamento con un nuovo album degli Afterhours è diventato a scadenza triennale.
Manuel Agnelli e la sua truppa, che negli ultimi anni ha registrato defezioni e nuovi arrivi, si ripresentano al loro pubblico, sempre più vasto, con questo "I milanesi ammazzano il sabato" (il titolo è una citazione all'opera "I milanesi ammazzano al sabato" di Giorgio Scerbanenco del 1969).

Li avevamo lasciati nel 2005 con "Ballate per piccole iene", album pubblicato per Mescal e ottimamente recensito proprio su queste pagine. Nel frattempo la band ha cambiato casa, finendo sotto l'ala di Casasonica.

Ma veniamo al sodo. Com'è il disco?
Bhe, se volessimo essere sintetici al massimo, potremmo dire che "suona Afterhours".
Pur risultando leggermente più spoglio a livello musicale per quanto riguarda gli arrangiamenti rispetto al suo predecessore nonostante il massiccio innesto di fiati (grazie al polistrumentista Enrico Gabrielli) e voci in sottofondo, in questo "I milanesi ammazzano il sabato" ritroviamo il vecchio spirito della band, con pezzi molto ritmati intervallati da momenti di pausa.
Alcuni brani come le trascinante "Neppure carne da cannone per Dio" o "Pochi istanti nella lavatrice" sembrano essere scritti e registrati apposta per essere furiosamente suonati dal vivo, altri sono decisamente più introspettivi e toccano le corde dell'emotività; è questo il caso di "Musa di nessuno" o della conclusiva "Orchi e streghe sono soli".

C'è poi "Riprendere Berlino", singolo di lancio del disco caratterizzato da una melodia che ci metterà ben poco ad entrare in testa e le riuscitissime "Tutto domani" e "Tarantella all'inazione".
Quest'ultima, poco più di cinque minuti in crescendo, rappresenta l'episodio più lungo dell'album.
Quella di realizzare brani piuttosto brevi infatti, sembra essere stata una precisa intenzione del gruppo.

Per quanto riguarda le tematiche trattate, se l'ermeticità di alcuni testi di Agnelli ci consente un'interpretazione, potremmo dire che dall'inizio alla fine si coglie l'aleggiare di una presenza femminile.
Amica, amante, compagna, figlia... Una figura in continua evoluzione nel susseguirsi dei brani o più entità distinte tra di loro; la quasi totalità delle canzoni presenti è permeata da questa sensazione di attrazione, legame, abbandono e rimpianto.
Proprio come nel breve episodio che da il titolo al disco, in cui (come dichiarato dal suo autore durante un'intervista) si è combattuti tra l'abbandonare tutto ciò a cui si è legati e che ci ingabbia, per scappare lontano da tutto, da tutti, da sè stessi forse...

Menzione d'onore per "E' solo febbre" e "Dove si va da qui": la prima supportata da archi, campionamenti e cori che le donano un'atmosfera tutta particolare; la seconda segnata da un tappeto ritmico elettronico ed un accompagnamento iniziale di un solo pianoforte minimale alla bella interpretazione di Agnelli.

"I milanesi ammazzano il sabato" rappresenta un nuovo appuntamento azzeccato con gli Afterhours, grazie anche ad alcune preziose collaborazioni come quella con John Parish (presente in veste di co-produttore), Greg Dulli (The Twilight Singers, ex Afghan Whigs), Stef Kamil Carlens, Cesare Malfatti (La Crus) e Brian Ritchie (Violent Femmes).

Un disco nello stile che, nel bene o nel male, appartiene solo alla band milanese e che riuscirà a soddisfare sia i fans di vecchia data sia quelli che da poco si sono avvicinati alla loro musica.
Chissà se per un altro lavoro in studio ci sarà da attendere altri tre anni...

Voto: 7,5 / 10 Voto: 7,5 / 10

Tracklist:
01. Naufragio sull'isola del tesoro
02. È solo febbre
03. Neppure carne da cannone per Dio
04. Tarantella all'inazione
05. Pochi istanti
06. I milanesi ammazzano il sabato
07. Riprendere Berlino
08. Tutti gli uomini del presidente
09. Musa di nessuno
10. Tema: La mia città
11. È essere Silvan
12. Dove si va da qui
13. Tutto domani
14. Orchi e streghe sono soli

Etichetta: Casasonica
Anno: 2008
Sito internet: http://www.afterhours.it/

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