Harduo "Ovest Hardita Est"
di Cristiano Ghidotti

Harduo - Ovest Hardita Est Ascoltare per la prima volta un disco pu˛ rivelarsi un'esperienza spiazzante.
Solitamente si ha una vaga idea di quello a cui si va incontro, insomma, si conosce il genere suonato, magari si hanno ben impressi nella mente i lavori precedenti...

Soprattutto (e purtroppo), oggi ascoltare un album appena uscito vuol dire la maggior parte delle volte sorbirsi in media tre quarti d'ora di "giÓ sentito".
Chi ha giÓ sbirciato il voto qui sotto capirÓ che in queste prime righe non ho assolutamente parlato di "Ovest Hardita Est".

Il giudizio finale potrebbe sembrare azzardato e, in effetti, anche a me suona strano vista la mia personale tendenza ad essere di manica piuttosto "stretta" nell'elargire giudizi entusiastici a meno di non trovarsi effettivamente di fronte a qualcosa di originale ed innovativo.

Sono proprio questi i due aggettivi che calzano a pennello sul lavoro dell'Harduo: "originale" perchŔ al suo interno ritroviamo di tutto, dalle atmosfere mediterranee del bellissimo brano di apertura "The Last Summer" a quelle che strizzano l'occhio alle sonoritÓ orientaleggianti in "Silent in Bodrum" (grazie anche al baglama, strumento tradizionale greco a 6 corde) e "innovativo" perchŔ nel 2006 Ŕ un sollievo sapere che due ragazzi (entrambe chitarristi dotati di tecnica sopraffina) abbiano sfornato un disco simile.

La genesi di "Ovest Hardita Est" Ŕ stata lunga e laboriosa (stando a quanto dichiarato dai due musicisti oltre quattro anni) ma i risultati sono apprezzabili fin dal primo ascolto.
Ci˛ non faccia per˛ pensare che ci troviamo di fronte a qualcosa di poco profondo anzi...

Nei brani le chitarre di Andrea Vernier e Raffaello Indri vengono di volta in volta accompagnate magistralmente dal flauto traverso di Christian Bertok e dal violino di Fulvia Pellegrini.
A donare dinamicitÓ e atmosfera ci pensano poi le percussioni mai fuori luogo di Pietro Sponton e gli evocativi interventi vocali di Flavia Quass.

E' proprio Flavia a sottolineare i delicati fraseggi di Andrea e Raffaello nel brano che da il titolo al disco, oltre a tornare a farsi sentire in maniera di nuovo convincente nella bellissima "Lejania", 4 minuti e 19 secondi di poesia in musica...

"Improprobabile" Ŕ la dimostrazione della bravura dei due, in cui si susseguono per oltre cinque minuti e mezzo virtuosismi mai fini a sŔ stessi intervallati da un altro intervento azzeccato del flauto di Christian.

La melodia de "La danza della sabbia" Ŕ una di quelle che, per utilizzare un paragone "tecnologico", vi si installerÓ in testa senza futura possibilitÓ di rimozione; inoltre qui Ŕ da sottolineare il sapiente utilizzo degli armonici.

"Solar device" Ŕ condita da quel pizzico di malinconia che preannuncia la fine del disco ma prima di terminare l'ascolto c'Ŕ ancora spazio per l'ottavo e ultimo (?) brano: "Er Geo", raffinata composizione in cui il crescendo delle due chitarre sottolinea nel finale il colorato ingresso di violino e percussioni.

Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte ad oltre tre quarti d'ora quasi interamente strumentali ma questo, naturalmente, a PianetaRock.it non interessa!

Interessante anche notare che nel booklet Ŕ stato indicato per ogni brano il tipo di chitarra e l'accordatura utilizzata, oltre ai singoli interventi degli altri strumenti.

Per chi avrÓ "pazienza" inoltre, "Ovest Hardita Est" riserverÓ anche una sorpresa...

Se a tutto ci˛ scritto qui sopra aggiungiamo il prezzo di vendita dell'album (solo 13 euro), possiamo concludere che ci troviamo di fronte ad una bella ventata di aria fresca nel panorama musicale italiano, alla faccia di chi crede che le buone idee siano finite da un pezzo!

Voto: 8 / 10 Voto: 8 / 10

Tracklist:
01. The last summer
02. Ovest hardita est
03. Silent in bodrum
04. Improprobabile
05. Danza della sabbia
06. Lejania
07. Solar device
08. Er Geo

Etichetta: Folkest
Anno: 2006
Sito internet: http://www.harduo.it/

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