Valentina Lupi "Non Voglio Restare Cappuccetto Rosso"
di Massimo Giuliano

Valentina Lupi - Non Voglio Restare Cappuccetto Rosso Le italiche "donne in rock" di solito possono portare l'ascoltatore a fare paragoni, a volte impropri, altre volte più calzanti. Inevitabilmente questa piccola tortura tocca anche alla 25enne Valentina Lupi quando ci si imbatte in "Non voglio restare Cappuccetto Rosso", la sua opera prima.

C'è infatti la piccola tentazione di scorgere qua e là, sia in certi passaggi dei testi che in certe sfumature della voce, echi di Carmen Consoli, la rockeuse italiana per eccellenza di questi ultimi anni, almeno fino a quando non si è convertita a sonorità più tranquille.
Ma questi presunti echi sono frutto, più che altro, di suggestione.
Perché la voce di Valentina, a tratti quasi sarcastica, comunque grintosa, è dotata di un timbro originale.
Sicuramente però, almeno a giudicare da alcune intuizioni musicali, la Lupi avrà ascoltato qualche volta la "cantantessa".

Si pensi al momento in cui, durante la title track, Valentina urla «Portami con te», o quando, nel crescendo chitarristico di "Fiore del male", ripete «Ti ho dato al silenzio». È difficile non ricollegare queste parti alla Consoli.

Ad ogni modo, il disco non è stucchevole, e "pompa", mostrando una dinamica robusta unita a buone idee: si tratta di un concept, in cui, come spiega la stessa artista, si gira attorno «all'umana condizione del non accontentarsi, del ricercare ciò che provoca benessere».

Lo si vede già da "Il giorno del samurai", che invita a non crogiolarsi nel dolore e ad andare avanti. Musicalmente, il brano passa con agilità dal 4/4 al 6/8.

6/8 che si ripete anche nel brano successivo, che dà il titolo al disco e gioca sullo stereotipo del lupo cattivo sovvertendolo completamente, visto che la Lupi ha dichiarato di essere «cresciuta con l'incubo di questa favola in cui il lupo era descritto in modo abominevole.

Ho sempre sognato un altro finale». Un finale in cui la fame, il dolore e l'insoddisfazione dell'animale sono gli stessi dell'angelica Cappuccetto Rosso.

E si vede che il 6/8 deve piacere particolarmente, come tempo, all'autrice, visto che viene ripetuto anche in "Casa di bambola" e nella toccante ballad "28 gennaio '96".

L'intenzione ultima di Valentina è evidente dall'ultimo pezzo in scaletta, che si intitola "Voglio essere felice".

Nel CD c'è anche un omaggio a Stefano Benni: "Come scriveva Benni" è l'ennesimo tentativo della Lupi di mettersi a nudo.

In "Solo 21 anni" abbiamo, invece, il "classico" grido di rabbia della ragazza che in qualche modo rifiuta certe imposizioni tradizionaliste della società e rivendica la propria diversità, in nome dei capelli corti, le unghie che non graffiano e la gonna nera sopra i pantaloni.
Ribellione "tipicamente" giovanile che si accompagna ad una sana dose di energia.

Per chi scrive, sarebbe interessante vedere se la carica che traspare dal disco viene resa allo stesso modo anche sul palco.

Voto: 7,5 / 10 Voto: 7,5 / 10

Tracklist:
01. Il giorno dei samurai
02. Non voglio restare cappuccetto rosso
03. Casa di bambola
04. Solo 21 anni
05. E' questo il vero
06. Fiore del male
07. Come scriveva Benni
08. Satura
09. Qualcosa di agrodolce
10. In modo naturale
11. 28 gennaio '96
12. Voglio essere felice

Etichetta: Altipiani / GDM / Edel
Anno: 2006
Sito internet: http://www.valentinalupi.it

  • Valentina Lupi
  • Valentina Lupi
  • Valentina Lupi
  • Valentina Lupi
  • Valentina Lupi

Questa pagina è stata visualizzata 3243 volte

Bookmark and Share