Arctic Monkeys "Whatever People Say I Am, That's What I'm Not"
di Cristiano Ghidotti

Arctic Monkeys - Whatever People Say I Am, That's What I'm Not Non che sia mai stato attratto pi di tanto dal genere in questione, ho ascoltato il disco pi che altro incuriosito dal clamore suscitato intorno alla sua uscita: nuovo record di vendite in Gran Bretagna, battuti addirittura gli Oasis del periodo d'oro...
Mi sono semplicemente detto che se tutti stavano ad elogiare questi quattro ragazzi di Sheffield un motivo ci doveva pur essere...

Inserisco il CD nel lettore e ci che mi si presenta (nella sua interezza) un album che fa il verso ai vecchi splendori del punk (ho detto "fa il verso", non che ci riesca...), tirato dall'inizio alla fine.
La tecnica quella che , dopotutto lo stesso Alex Turner (voce e chitarra) ad ammettere di aver preso in mano la sei corde per la prima volta cinque anni fa senza avere la bench minima nozione musicale.

La forza degli Arctic Monkeys quella gi anticipata dal singolo (tra l'altro gradevole) "I bet you look good on the dancefloor", che da qualche mese sta riempiendo radio ed emittenti televisive musicali: l'immediatezza; non vi certo una profonda ricerca musicale n nei testi n nelle sonorit.

Se questo pu piacere a chi cerca un po' di musica easy-listening ( una forma elegante dell'espressione "usa e getta"), fa sicuramente storcere il naso a tutti quelli che ascoltano gli Arctic Monkeys dopo averli sentiti paragonare a icone del passato quali Sex Pistols o addirittura Beatles.

Si cerca di rimediare alla carenza di idee alzando il gain dei distorsori e non concedendo all'ascoltatore un attimo di pausa, tranne che nel caso delle due "pseudo-ballate" "Riot van" e "Mardy bum". Passare in rassegna singolarmente tutti gli altri brani quasi inutile visto che le cose da dire sarebbero sempre le stesse.

Le uniche eccezioni sono "Perhaps vampires is a bit strong" dove i quattro tentano di esplorare territori musicali a loro ancora ostili con un'escursione dal sapore funky e il brano di apertura "The view from the afternoon", che invece sembra convincere maggiormente grazie ad un riff niente male e ad un cantato che si discosta dal resto del disco.

In conclusione, questo album dal titolo impronunciabile avrebbe potuto essere un buon colpo, se i quattro ragazzi (o chi lo ha deciso per loro) avessero magari aspettato un po' di tempo, non volendo a tutti i costi sfruttare l'immagine della nuova boy-band rivelazione e soprattutto, sarebbe suonato diversamente se non si fossero sprecati paragoni del tutto azzardati, scomodando Fab Four e compagnia bella...

Voto: 5 / 10 Voto: 5 / 10

Tracklist:
01. The view from the afternoon
02. I bet you look good on the dancefloor
03. Fake tales of San Francisco
04. Dancing shoes
05. You probabily couldn't see for the lights but you were looking straight at me
06. Still take you home
07. Riot van
08. Red light indicates doors are secured
09. Mardy bum
10. Perhaps vampires is a bit strong
11. Whem the sun goes down
12. From the ritz to the rubble
13. A certain romance

Etichetta: Domino
Anno: 2006
Sito internet: http://www.arcticmonkeys.com

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